Per Andy Warhol erano 32 le zuppe, le famosissime Campbell’s Soup.
In realtà non è solo un’opera, è stata la prima grande opera che lo ha reso famoso, la sua prima personale a New York.
Andy Warhol era nato in Pennsylvania, ma era riuscito ad arrivare da ragazzo seguendo la sua passione per la grafica, per il disegno, per la moda e diventò vetrinista, collaborò con diverse aziende sempre per la grafica sino a quando scoprì la passione per la serigrafia dando vita così al genere che lo rese famoso, ovvero replicare la stessa immagine magari con colori diversi, ma la stessa immagine. Quello che sono le icone del Mas media, come ad esempio le Marylin che ne realizzò tantissime.
Voleva diventare l’icona di sé stesso e non solo ci è riuscito in vita, ma può essere considerato il papà della Pop Art, diventando mito, riconosciuto e riconoscibile. Tutto questo non solo attraverso le sue opere ma combattendo la comunicazione di massa e l’essere sempre uguale.
Una curiosità dell’artista è che viveva con 25 gatti siamesi tutti con lo stesso nome, Sam, tranne una di nome Hester, che dipinse nella stessa posa ma con espressività diverse, e con un cane bassotto, di nome Archie che si portava ovunque e durante le interviste con domande antipatiche gli alzava l’orecchio come per confidarsi e poi rispondeva che il suo Archie non avrebbe risposto a domande così poco appropriate.
Ma come mai cominciò proprio dalla Campbell?
La sua mamma prendeva queste lattine, le ritagliava e ci faceva dei fiori che vendeva per riuscire ad avere un po’ più di soldi per la famiglia, e quando fu chiesto all’artista il motivo per cui aveva realizzato l’opera Campbell con proprio 32 immagini, rispose che era quello che aveva mangiato per vent’anni tutti i giorni, come anche la Coca-Cola che replicò anch’essa in tantissimi esemplari.
Se si desirasse approfondire a Ferrara a Palazzo dei Diamanti c’è una mostra sino a Luglio 2026.
Costanza Barbiroli