Negli ultimi anni il basket universitario americano ha vissuto una trasformazione profonda grazie al sistema NIL, acronimo di Name, Image and Likeness. Con questa espressione si indica la possibilità per gli atleti universitari di guadagnare attraverso l’utilizzo commerciale del proprio nome, della propria immagine e della propria popolarità.
Per decenni gli studenti-atleti della NCAA non potevano essere pagati direttamente per il valore generato dalla loro attività sportiva. La situazione è cambiata nel 2021, quando la NCAA ha iniziato a consentire agli atleti di sfruttare economicamente la propria identità. Da quel momento, un giocatore di basket può firmare accordi pubblicitari, collaborare con aziende, partecipare a eventi, produrre contenuti sui social media o utilizzare altre opportunità commerciali legate alla propria notorietà.
Il fenomeno ha avuto un impatto particolarmente forte nel basket, uno degli sport universitari più seguiti negli Stati Uniti. I giocatori più conosciuti possono attirare sponsor grazie alle prestazioni sul campo, ma anche alla propria presenza sui social network e alla capacità di costruire un seguito personale. Il valore di un atleta, quindi, non dipende soltanto dalle sue statistiche.
Il NIL ha modificato anche il rapporto tra università, giocatori e mercato, sono nate strutture chiamate collectives, organizzazioni che raccolgono risorse da sostenitori e aziende e le utilizzano per sostenere opportunità NIL per gli atleti. Questo ha contribuito a rendere il reclutamento universitario più complesso: oltre al progetto tecnico e alla reputazione dell’università, per un giocatore possono diventare importanti anche le possibilità commerciali offerte dal contesto in cui giocherà.
Il sistema, tuttavia, è ancora in evoluzione e presenta numerose questioni aperte, una riguarda la differenza tra gli atleti più famosi e quelli con una visibilità minore. Un’altra riguarda il confine tra autentiche opportunità commerciali e accordi collegati indirettamente al reclutamento.
Il NIL rappresenta quindi molto più di una nuova fonte di guadagno, ha contribuito a trasformare il basket universitario in un ambiente nel quale sport, marketing, social media e mercato del lavoro sono sempre più intrecciati. Per i giovani giocatori significa avere nuove opportunità economiche, ma anche affrontare un sistema più competitivo e articolato rispetto al passato.
Tommaso Veneroso