A circa 10 km dalle coste del Suffolk, in Inghilterra, in mezzo al Mare del Nord, sorge una piattaforma d’acciaio grande quanto un campo da calcio. Non è un semplice relitto industriale: è la Principality of Sealand, la “nazione” indipendente più piccola del pianeta.
La storia inizia nella Seconda Guerra Mondiale, quando la Gran Bretagna costruisce Fort Roughs, una piattaforma antiaerea per difendere le coste dai bombardieri tedeschi. Abbandonata dopo il conflitto, nel 1967 viene occupata dall’ex maggiore britannico Paddy Roy Bates, che il 2 settembre dello stesso anno proclama la nascita di un nuovo Stato sovrano: Sealand.
Bates si autoproclama Principe Roy I, mentre la moglie Joan diventa Principessa. Nel corso dei decenni Sealand si dota di tutti i simboli di uno vero Stato: bandiera, inno, moneta (il dollaro di Sealand), francobolli e persino passaporti. Nel 1978 vive un episodio quasi da film: un gruppo di uomini d’affari stranieri tenta un colpo di Stato, sequestrando temporaneamente il figlio di Roy, Michael. Quest’ultimo riprende il controllo con la forza, catturando gli invasori e “processandoli” secondo le leggi di Sealand.
Roy Bates è morto nel 2012 e oggi il titolo di Principe è passato al figlio Michael, mentre la famiglia Bates continua a gestire la piattaforma e a rivendicarne la sovranità, mai riconosciuta ufficialmente da alcun governo, Regno Unito compreso.
Sealand non è mai stata riconosciuta come Stato sovrano dal diritto internazionale, ma resta un caso di studio affascinante su cosa significhi davvero “essere una nazione”: un territorio, un governo, una popolazione (per quanto minuscola) e la volontà di autogovernarsi. Sul sito ufficiale è ancora oggi possibile acquistare titoli nobiliari onorari e ricordi di questa incredibile micronazione.
Una storia di coraggio, audacia e libertà che dura da quasi sessant’anni, al largo delle coste inglesi.
Gianluca Giordani