C’è un uomo che sta gridando, i suoi occhi sono spalancati mentre la sua bocca è aperta che sembra in preda all’angoscia. Ma non bisogna farsi ingannare dalle apparenze poiché questo dipinto non esprime angoscia o tristezza, come credono in molti, ma nasconde un segreto!
Se lo si guarda attentamente si notano due figure che camminano sullo sfondo ignorando il grido dell’uomo. Perché il coraggio non è soltanto alzarsi e parlare, ma anche sedersi e riuscire ad ascoltare gli altri e soprattutto se stessi.
E Munch lo sapeva bene perché il padre voleva che lui diventasse ingegnere e invece decise di intraprendere una via diversa da quella tracciata per lui opponendosi alla sua famiglia e alla società che lo circondava. Attraversò la povertà, la solitudine, l’incomprensione poiché tutti ridevano di lui solo perché era considerato diverso, mentre Munch sogghignava di loro perché li reputava tutti uguali! Sapeva bene che non aveva tempo da perdere, e che gli sarebbe piaciuto trovare un posto dove potersi fermare e non stare solo di passaggio.
I suoi quadri, definiti troppo spesso come delle opere dall’animo fragile, hanno rivoluzionato l’arte, sensibilizzando tematiche importanti. Le persone sensibili sono così, percepiscono prima, e in maniera molto amplificata, quello che a molti scivola sulla pelle.
Ecco perché il vero significato del quadro dell’Urlo non è l’uomo che sta urlando, bensì è l’urlo silenzioso degli altri che gli fa tremare il cuore. L’urlo di chi non sa amare, sentire, pensare. L’urlo di chi non ha testa, cervello, cuore.
Ed ecco perché Munch dipinge quasi sempre uomini senza volto come rifiuto a quella società che si plasmava al mondo circostante senza ricercare l’unicità.
Costanza Barbiroli