Il termine “alle-educatore” non esiste ufficialmente nella lingua italiana, ma reputo che sia la parola adatta per esprimere al meglio quello che dovrebbe essere qualunque persona che decide, per passione o per lavoro, di dedicare il suo tempo ai ragazzi nel contesto sportivo.
Erroneamente, il ruolo dell’allenatore viene spesso banalizzato e ridotto a una mera esecuzione tecnica, ignorandone la profonda dimensione educativa, relazionale, pedagogica e sociologica. Uno degli errori più comuni nella percezione del ruolo dell’allenatore, soprattutto nei settori giovanili, è pensare che il proprio compito si esaurisca nell’insegnare i fondamentali tecnici tramite cui si raggiunge un risultato.
Certamente questi aspetti sono fondamentali per la crescita sportiva di un giovane atleta, ma non bastano a fare di lui una persona o un giocatore capace di affrontare le sfide della vita, dentro e fuori dal campo. Il vero allenatore non si limita a trasmettere tutto il suo sapere sportivo attraverso abilità tecniche o tattiche, bensì accompagna i propri giocatori in una fase delicata della loro crescita, fatta di ricerca di identità, valori e punti di riferimento.
In questo percorso, l’alle-educatore deve saper essere un modello da seguire e un esempio concreto, un ascoltatore attento, una fonte continua di stimolo e, quando necessario, anche una figura capace di richiamare con fermezza il ragazzo, sempre nel rispetto della sua persona.
I giovani imparano più da ciò che osservano che da ciò che ascoltano; infatti, una guida sportiva che alza costantemente la voce ignora le dinamiche emotive del gruppo e trasmette messaggi contraddittori o poco educativi, finisce spesso per ottenere l’effetto opposto rispetto all’obiettivo che si pone.
Al contrario, chi agisce con equilibrio, rispetto, ed empatia, insegna ai propri atleti a fare lo stesso, non solo sul parquet, ma nella vita di tutti i giorni.
Tommaso Veneroso