Non bisogna farsi ingannare dalla sua popolarità commerciale; il Bacio è un’opera di un’architettura simbolica e tecnica senza pari.
Tutti lo conoscono, pochi lo comprendono davvero. Non è solo un bacio: è il momento in cui due persone smettono di esistere come individui per diventare un unico universo d’oro.
Klimt infatti, non usa solo il colore, ma la vera foglia d’oro. Ispirato dai mosaici di Ravenna, dove nel 1903 andò due volte ne apprezzò l’oro musivo e le figure bidimensionali, trasforma la tela in un oggetto sacro. Altri capolavori come Giuditta, il Ritratto di Adele Bloch-Bauer sono la massima espressione del periodo aureo o dorato dell’artista. L’oro qui non è lusso, è una membrana che protegge gli amanti dal mondo esterno, sospesi in un tempo senza fine.
Se si osservano i pattern, l’uomo è definito da rettangoli neri e grigi, rigidi e virili. La donna, invece, è un’esplosione di cerchi colorati e fiori. Due energie opposte che si fondono in un’armonia geometrica perfetta: il caos che incontra l’ordine. L’uomo non ha volto; la sua identità è assorbita dal gesto del bacio. La donna ha gli occhi chiusi, totalmente abbandonata. Klimt dipinge la perdita del “sé”: quando l’amore è così forte da cancellare chi siamo per farci diventare l’altro.
Klimt non li dipinge in una stanza ma sull’orlo di un prato che precipita nell’ignoto. Questo dettaglio trasforma l’opera: l’amore non è sicurezza, è un atto di fede compiuto su un abisso d’oro.
Costanza Barbiroli