Acquistare una casa non è mai un gesto banale. In Italia ci sembra un processo abbastanza lineare, altrove può riservare sorprese e tradizioni davvero particolari.
Nel Regno Unito, ad esempio, non sempre si diventa “proprietari per sempre”. Molti immobili sono venduti come leasehold, un diritto di utilizzo per 99 o 125 anni: allo scadere, la proprietà torna al titolare originario, salvo rinnovi costosi.
Negli Stati Uniti, il momento clou è il cosiddetto closing day: un vero e proprio rito collettivo in cui acquirente, venditore, avvocati e banche si riuniscono nello stesso ufficio per firmare montagne di documenti, scambiarsi assegni e consegnare finalmente le chiavi.
In Giappone le case hanno vita breve: a causa della cultura antisismica, si preferisce demolire e ricostruire piuttosto che ristrutturare. Così un’abitazione può dimezzare il suo valore già dopo vent’anni, mentre il terreno mantiene la quotazione.
In Svezia, l’acquisto può trasformarsi in un’asta pubblica: gli interessati rilanciano apertamente fino all’ultimo, e il prezzo finale spesso supera di molto quello di partenza.
In India fino a pochi anni fa era diffusa la pratica del “Benami property”, ovvero acquistare immobili intestandoli a familiari o prestanome (benami) per motivi fiscali o di riservatezza. Oggi è vietato, ma resta una curiosità culturale.
In Brasile i mutui sono rari. Il mercato immobiliare brasiliano è ancora dominato dall’acquisto in contanti, perché i mutui hanno interessi elevati e durate più brevi rispetto all’Europa.
In Cina nessuno può possedere la terra, ma solo la casa costruita sopra, con concessioni che durano 70 anni (per uso residenziale). Alla scadenza, teoricamente lo Stato può rinnovare o riprendere il bene.
L’Islanda applica restrizioni agli stranieri: solo chi risiede stabilmente nel paese può comprare una casa senza autorizzazioni speciali. Gli stranieri devono ottenere un permesso dal Ministero della Giustizia.
Davide Draghetti